Diario di marzo – Paolo Nori


Subito, con la Battaglia, cercavo di farle vedere il momento che da chiaro diventava scuro, come quella poesia di Mandel’štam, Ma cielo, cielo, ma io ti vedrò in sogno, / Com’è possibile che tu diventi cieco, / E il giorno bruci come bianca pagina,  / Appena un po’ di fumo e un po’ di cenere e correvo a casa, volevo essere in casa alle sei, Dài dài, che il sole non aspetta, le dicevo, e partivamo in bicicletta, e a me, nel pedalare, veniva in mente ancora Mandel’štam, nel discorso su Dante, quando dice che Dire sole significa compiere un lunghissimo viaggio, al quale però siamo talmente abituati che viaggiamo dormendo, e che La poesia si distingue dal linguaggio automatico appunto perché a metà della parola ci riscuote e ci sveglia. La parola sole, allora, diceva Mandel’štam, ci appare molto più lunga di quanto credessimo, e allora ci ricordiamo che parlare significa essere sempre in cammino, e la Battaglia intanto diceva Dài dài, che il sole non aspetta, ed eravamo a casa, alla croce di Casalecchio, che la Battaglia chiamava Il porto di Parigi. Continua a leggere


Diario di febbraio – Michela Murgia

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18 febbraio

Stiamo vivendo un tempo magnifico, ogni giorno c’è una lezione civile da imparare.  In due settimane nel mediterraneo è successo quello che sarebbe stato credibile veder accadere in dieci anni: Ben Ali è fuggito all’estero a causa della rivolta popolare in Tunisia, Mubarak è stato costretto a farsi da parte dopo 21 giorni di proteste in piazza e in Libia la rivolta cresce giorno dopo giorno: ad oggi risultano morte 46 persone nelle proteste contro quel macellaio di Gheddafi, che sembra determinato a giocarsela all’ultimo sangue contro il suo stesso popolo. Internet ha fatto molto di più per la diffusione della democrazia di quanto non abbiano fatto i militari interforze in Afghanistan, ma nonostante questa evidenza le spese militari in Italia crescono senza cedimenti, mentre nessun investimento viene fatto per incentivare la diffusione dell’informatizzazione di base.  Il distacco di consapevolezza tra chi usa internet e chi si informa solo dai tg in Italia è drammatico, e in Sardegna si sente con ancora maggior rilievo. Continua a leggere


Diario di gennaio – il video


Diario di gennaio – Andrea Bajani (piccolo estratto)

1 gennaio

Il primo messaggio dell’anno l’ho ricevuto da una giornalista di un quotidiano importante. Io ero in India, e mi chiedeva di fare un commento sul discorso di Napolitano sui giovani, perché secondo lei io ero la persona giusta per farlo, forse per via del fatto che ho scritto un libro sui giovani. Ad ogni modo il messaggio cominciava così, Caro Andrea Banani.

Poi il secondo messaggio era della Vodafone. Il messaggio faceva così, Grazie per l’anno passato insieme. Continua a leggere


Il diario in pubblico di quattro scrittori

Questo articolo, in una forma leggermente modificata, è stato pubblicato su la Repubblica il 26 gennaio 2011.

Il diario, per come lo intendiamo di solito, è la forma espressiva più autoreferenziale che possa venire in mente. Che si concentri, come spesso accade durante l’adolescenza, su una dimensione più strettamente interiore oppure arrivi ad abbracciare l’annotazione di quanto accade fuori, il diario resta prevalentemente territorio di conquista dell’io, il nido del nostro incoercibile egocentrismo: il mondo, qualora venga percepito, è uno spunto minore, uno strumento di stimolazione della nostra esuberante interiorità. Continua a leggere


Un “almanacco” del 2011

Il 2011 sarà un anno impegnativo. Perché ricorre il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, sicuramente, ma anche per una serie di altre circostanze di valore e interesse differenti: l’Estonia adotterà l’euro, entrerà in vigore la carta d’identità elettronica, il Pakistan lancerà in orbita il suo primo satellite spaziale, le truppe statunitensi lasceranno l’Iraq e il 15 giugno ci sarà un’eclissi di Luna totale. A tutto questo e a molto altro si mescoleranno la nostra fiammeggiante tragicomica vita nazionale e le nostre singole esistenze, tra permanenze e viaggi, lavori perfettamente definiti o per sempre arrangiati, affetti che resistono e altri che si disintegrano, genitori, figli, ambizioni, intuizioni, certezze, ottusità, rarissime vittorie e frequentissime sconfitte. E tante tantissime parole. Continua a leggere


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